Intervista Sonia Serravalli, blogger in Egitto-001-001Intervista Sonia Serravalli, blogger in Egitto, pdf.

Vive per l’Egitto oggi in rivolta, tra manifestazioni, massacri e copri fuco, in una sorta di simbiosi che ne appaga emotività e intelletto. Scrittrice e blogger, la ferrarese Sonia Serravalli, 39 anni, di cui gli ultimi 8 trascorsi a Dahab, sta cercando di gridare al mondo che «questo Paese», quello dei disordini che a luglio hanno portato alla deposizione del Presidente Mohammed Morsi da parte dei militari e ora alla guerriglia pro–Morsi, «è una realtà difficile da raccontare, perché i media occidentali ne danno un’immagine sbagliata». Ecco perché lei, coi colleghi della comunità internazionale (in particolare col milanese Marco Pieranelli e l’egiziano Tarek Khalifa) sta utilizzando social e blog (www.rivoluzionando.wordpress.com) «per testimoniare la verità» per dare voce al cuore, alla cultura, alla generosità «di un popolo che non si vuole conoscere». E al quale lei, invece, ha dedicato anche i libri Se baci la rivoluzione (2011), e L’oro di Dahab (2007) .  Com’è la situazione politica oggi? Com’è l’Egitto del dopo Morsi, secondo lei, rispetto a quello proposto in tv?   Questo Paese viene descritto diversamente da come è. Leggo la stampa internazionale e per i milioni di persone che nelle scorse settimane si sono riversate nelle strade, trovo la definizione di ‘guerra civile’ o ‘golpe’ Ma non è così. Il popolo si è espresso e l’esercito si è schierato dalla sua parte proprio per evitarla, una guerra civile. Ora c’è il pro-Morsi, ma parliamo di 700-800 mila persone rispetto a una popolazione di 80 milioni. Io non conosco altra democrazia al mondo in cui si permetterebbe a manifestanti di attaccare l’esercito, di erigere muri su strade pubbliche, di crescere e sgozzare animali da cortile in piazza, di essere scoperti nel divulgare filmati falsi senza che le forze dell’ordine intervengano in modo massiccio. Eppure su questo si tace. Quando rientra in Italia, e a Ferrara, cosa prova? Dopo aver vissuto in Egitto attentati e rivoluzioni, mi sembra di rimettere una pelle vecchia, che si è staccata dal mio corpo. Sento staticità, immobilismo e l’illusione disturbante che in fondo vada bene così. Non ritrovo più, in Italia, la spinta vera al concetto di libertà e democrazia. Torno a Ferrara raramente, ci sarò per Internazionale, ma se in Egitto mi sento tra simili, nella mia città mi percepisco straniera. Camilla Ghedini

 

Blogger in Egitto: «I media occidentali sbagliano»