Intervista Cristiano Cremoninidi Camilla Ghedini (Il Resto del Carlino Bologna, 4 dicembre 2015). Qualche anno fa, in una intervista, si definì un cantante lirico che amava il pop. Ebbene, Cristiano Cremonini, classe 1974, tenore di fama internazionale, ha deciso di andare oltre e di sperimentare anche la scrittura, senza rinunciare fino in fondo al palcoscenico, anzi, unendo i due linguaggi. Il risultato è Opera d’amore. Donne del melodramma tra letteratura, storia e mito (Pendagron Edizioni), che presenterà domani (venerdì), alle 18.30, al Foyer Respighi, Teatro Comunale di Bologna, nell’ambito del Progetto Cultura Teatro Guardassoni. E che segue a Tenore all’Opera, del 2013. Dialogando con la docente Maria Chiara Mazzi, Cremonini rivelerà la sua personale interpretazione di Lucia, Violetta, Wally, Fedora, Floria, Adriana, Cio-Cio-San e Lulù, «otto eroine», così le definisce, protagoniste di altrettante opere liriche, da La Traviata a Madama Butterfly passando per La Tosca. Chi erano veramente? Come mai hanno ispirato tanta musica? Perché sono diventate immortali? Partendo da queste domande l’autore propone un viaggio al femminile, trasformando le note in inchiostro, il dramma in romanzo. Cremonini, come mai questo ‘salto’? Dopo 20 anni sul palcoscenico, sentivo la necessità di misurarmi in altro, mettendo a frutto la mia formazione.  L’esperienza felice del primo libro mi ha indotto a proseguire su questo filone, capace di avvicinare all’opera anche chi non la conosce. Sono pagine ricche di documentazione, storia, ricerca. Accolgono più suggestioni e  possono accompagnare il lettore in una piacevole scoperta.   Perché solo personaggi femminili, alcuni peraltro realmente esistiti? Perché nelle opere stesse sono state trattate male, spesso sono state fatte morire, per un coraggio che le rendeva ‘colpevoli’. Sono personaggi moderni, nel senso che hanno amato e lottato per affermare i propri diritti, la propria dignità, i propri ideali. Rivendicavano il legittimo desiderio di esprimersi liberamente. Per cambiare quel mondo spietato e ingiusto in cui vivevano. Ciascuna con vizi e virtù differenti, sono in qualche modo tutte e sempre attuali. Cosa, nel trascorrere dei secoli, rimane immutato? Una certa ottusità, ipocrisia, malvagità. Lacci invisibili purtroppo presenti dentro ciascuno di noi. In una società in cui romanticismo e sentimentalismo sono quasi ridicolizzati, c’è spazio per la passione? Io credo che i nostri cuori si siano induriti, fino a renderci incapaci di ricevere e dare amore. Ma credo che a maggior ragione ci sia bisogno di donne vere come loro.

 

 

Cristiano Cremonini e la ‘sua’ Opera d’amore