Al Festival Internazionale del Film di Roma, si è aggiudicata martedì il ‘Gran Premio del doppiaggio’ per aver dato la voce a Helen Mirren, moglie di Tolstoj in The Last Station,  uscito la scorsa primavera. E con la stessa pellicola è stata insignita della medesima benemerenza, sabato 30 ottobre, alla rassegna ‘Voci’ di Genova. Tra «orgoglio professionale e felicità personale», la bolognese Ada Maria Serra Zanetti assapora un momento di grande soddisfazione per la sua carriera di doppiatrice. Vive a Roma, lontano dalle telecamere con il marito-collega Vittorio Di Prima, ma è sua la voce italiana di Sigourney Weaver, nella serie Aliens e in Avatar, o della Mirren, in The Queen, per il quale nel 2007 ha vinto il premio ‘Voci a Sanremo’. Tra le grandi attrici cui la Zanetti ha ‘prestato’ la voce spiccano   Elizabeth Taylor, Vanessa Redgrave, Meryl Streep, Faye Dunaway, Catherine Deneuve, Sonia Braga. Ci sono film d’azione per il cinema, cartoni animati, miniserie tv, soap opera. Trincerata negli studi di registrazione, dà emozione ai personaggi che interpreta. Perché la sua, in effetti, è un’autentica interpretazione. Nata a Bologna nel 1941, nella città felsinea l’artista ha trascorso infanzia e adolescenza tra gli studi classici e l’Antoniano. Poi, fatta la maturità, si è trasferita a Roma per frequentare l’Accademia di Arte Drammatica. Ha lavorato come attrice nei più importanti teatri italiani, al cinema ha fatto solo una piccola parte ne ‘Il testimone dello sposo’, di Pupi Avati, poi, «per caso e in risposta a una richiesta del momento», si è avvicinata al doppiaggio. E alla fine l’ha anteposto alla carriera di attrice. Come vive questi premi? Sono emozionata e contenta. E’ un riconoscimento non solo per me ma per tutto il mondo nascosto dei doppiatori. La nostra è una realtà poco conosciuta, cui talvolta il grande pubblico neppure pensa. E’ invece una professione che richiede passione, sacrificio, cultura. Lei ha dato la sua voce a grandissime attrici. Helen  Mirren, con The Quenn e The Last Station, le ha portato fortuna. Ma come si misura la ‘bravura’ nel suo lavoro.Si è grandi doppiatrici quando si presta la propria voce a grandi attrici, come lo sono la Mirren e la Weaver. Con loro diventa tutto più semplice e immediato. Entrambe mi danno grandi soddisfazioni e di entrambe mi piace la versatilità e non ritengo un caso il fatto che provengano dal teatro. Recitare ‘con’ loro è naturale, mi trasmettono emozioni che io trasmetto a mia volta. Capita anche che un personaggio non mi piaccia, ma la professionalità sta nella capacità di raggiungere comunque il risultato. A doppiare si riesce sempre, certo gli attori sono la forza trainante.Pensando al suo lavoro, forse con ingenuità, si è portati a credere che lei trascorra molto tempo a guardare i film che doppierà. Sarebbe bello se così fosse. Un tempo, effettivamente, ci consegnavano la cosiddetta cassetta, che uno poteva visionare con calma a casa sua. Si incideva successivamente, scena dopo scena, seguendo la trama del film. Ora spesso si legge il copione per la prima volta mentre si è in sala e si procede per colonne separate. Si fanno turni e in certi giorni si cambia identità più volte, passando da un personaggio all’altro. Nelle sue parole si avverte un po’ di nostalgia. Questa forma d’arte, un tempo di nicchia, si è oggi  un po’ imbastardita. Continuano a fiorire scuole per doppiatori. Io credo che doppiatori si diventi con un cursus honorum fatto di cultura, passione personale, studio. E credo che non si possa essere doppiatori senza essere stati prima attori. La recitazione è un passo obbligato.  La voce. Come tutela questo tesoro. Con grande naturalezza. Nella mia quotidianità non uso precauzioni particolari, per ‘conservarla’ non ricorro a sacrifici. Sto attenta a non ammalarmi, come fa chiunque.  Bologna. Bologna è e rimane la mia città, che sento mia pur vivendo a Roma. Qui ho i miei ricordi, le mie radici culturali, qui, all’Antoniano, ho cominciato la mia carriera. Ci torno spesso, da famigliari e amici. Roma è bella, ma è dispersiva. La mia città è Bologna.

Intervista a Ada Maria Serra Zanetti