Intervista Il Cile

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All’anagrafe è Lorenzo Cilembrini, ha 30 anni, vive ad Arezzo. Sul palco è Il Cile, abbreviazione del cognome, nessun legame dunque con l’America Latina. Anche se del Cile, il Paese, Lorenzo ha la tortuosità dei percorsi, le alture dell’anima, la profondità delle ambizioni. Prerogative che per sua stessa ammissione lo hanno portato, oggi, a 30 anni compiuti, a incidere il suo primo album, Sono morto a vent’anni (Universal Music Italia), uscito lo scorso 28 agosto e ai vertici di iTunes. E partire per il primo vero tour, con cui stasera (sabato) sarà al Vidio Club di Cesena, per poi proseguire il 27 al ‘Fuori Orario’ di Taneto di Gattatico (Reggio Emilia) e il 16 novembre al Vox di Nonantola (Modena). Il primo singolo estratto, Cemento Armato, tra i novi inediti, è stato cliccato un milione di volte su You Tube, facendo guadagnare all’artista l’appellativo di golden boy. Partiamo dal titolo dell’album, Morto a vent’anni. A quell’età, anche alla sua,  si pensa alla vita… La provocazione si confà al mio carattere, al mio essere toscano e quindi satirico e goliardico. Esprime però un concetto importante, quello dell’adeguamento al compromesso che si raggiunge nel passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. E il compromesso, all’inizio, è morte. Poi, si capisce, che lì si può rinascere. Il suo successo, per quali compromessi è passato? E’ il frutto di una catarsi, di un percorso ad ostacoli indispensabili per arrivare a questo primo album, che delle difficoltà si è nutrito. Lei come si definisce? Dolcissimo (ride, ndr). Sono dolce e complicato, vivo di alti e bassi. Cerco di proteggere le persone verso le quali ho empatia, divento vendicativo con chi mi ferisce. Prima, però, cerco sempre di capire il perché di certi comportamenti. Quanto c’è di lei nei suoi testi? Ci sono io al cento per cento, nudo. Per me la musica è terapia, è bellezza. E la gente lo capisce, le persone sanno riconoscere le cose vere da quelle non vere. Impazzano i social, un tipo ‘complesso’ come lei che rapporto ha con le relazioni virtuali? Io sono sempre su Facebook e Twitter. Rispondo personalmente a tutti, spesso sbagliando, perché magari un fan mi chiede un favore che non posso fare ma in un modo o nell’altro provo. Ma come si fa ad essere diversi? Questo lavoro lo si fa per chi ci ascolta.


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